Diciamolo. Berlusconi ha il merito di avere contribuito un significato politico generale alle elezioni regionali. Certo il voto è per decidere i Governi delle Regioni.
E’ quindi giusto che questa scelta sia la prima valutazione da fare al momento del voto. Tuttavia non c’è dubbio che il voto per le regionali è anche l’occasione per dare un giudizio su 2 anni di governo della destra. Del resto è Berlusconi ad avere chiesto un voto per dare lo stesso colore del Governo nazionale anche alle Regioni.
Naturalmente è vero anche il contrario. Chi è insoddisfatto o addirittura preoccupato per i comportamenti di questo Governo ha l’occasione per separare nettamente il destino delle Regioni da quello del Governo, votando contro la destra. Pensiamo al nucleare.
Tutti i candidati della destra alla Presidenza delle Regioni hanno preso le distanze dalla scelta nuclearista del Governo nazionale, dicendo in sostanza che il nucleare va bene ma non nella regione del candidato.
Polverini in primis. In Puglia forse per l’inconsistenza del candidato lo detto in sua vece addirittura il Capo del Governo che pure è la stessa persona che ha voluto ad ogni costo l’approvazione della legge che reintroduce il nucleare in Italia in spregio al referendum del 1987. Se neppure i candidati della destra vogliono il nucleare, creando un’evidente contraddizione con il Governo nazionale, è meglio scegliere il centro sinistra i cui candidati sono contrari dall’inizio, legge 99/2009 compresa. Sarebbe un errore fidarsi troppo dei sondaggi ed è prudente aspettare i risultati delle elezioni. Tuttavia l’impressione è che qualcosa si stia muovendo nel paese e che dopo la vittoria del 2008 e il buon risultato delle europee la destra sia entrata in una fase di affanno e di serie contraddizioni.
Al centro la crisi economica che perdura e i suoi effetti stanno creando vuoti occupazionali preoccupanti, molte piccole imprese sono in serie difficoltà e rischiano la chiusura. Eppure il Governo ha pensato di potersela cavare con la versione propagandistica cha l’Italia andrebbe meglio degli paesi europei (e non è vero) e che la colpa delle difficoltà sarebbe dei pessimisti che parlano della crisi economica e dei drammi sociali che sta creando. In sostanza la linea del Governo è attendere che torni il bello. L’immobilismo del Governo sta lasciando correre il debito pubblico, ormai tornato al 118 %, perchè diminuiscono le entrate dello Stato mentre le uscite crescono anche per effetto della crisi. Le poche risorse disponibili, circa 10 miliardi sono state buttate in avventure come la vicenda Alitalia, mentre il Governo non vuole prendere nuove risorse dove ci sono.
Dopo avere “regalato” almeno 40 miliardi di euro a chi aveva illegalmente esportato i capitali all’estero, ora il Governo dovrebbe decidersi a condurre una seria lotta all’evasione, a tassare le rendite finanziarie in modo congruo, a chiedere un contributo - anche straordinario – ai detentori delle grandi ricchezze. Uno studio recente (fatto da chi raccoglie il risparmio) ha chiarito che chi ha a disposizione risorse finanziarie superiori ai 500.000 euro ha aumentato nel 2009 il suo patrimonio del 19%, in piena crisi. Quindi la crisi ha colpito duro alcuni strati sociali (perdita del lavoro, riduzione del reddito, rischio fallimento, ecc.) mentre altri ne sono usciti molto più ricchi di prima.
Questo Governo non vuole e non può affrontare la crisi perchè dovrebbe reperire le risorse necessarie per gli interventi urgenti a sostegno dell’occupazione, dei redditi più bassi, delle imprese disposte ad impegnarsi ad affrontare le difficoltà in modo innovativo, proprio dagli ambienti sociali che lo votano. Quindi le elezioni regionali sono un’occasione per mandare un chiaro segnale al Governo, una richiesta di cambiamento. Del resto è quanto è accaduto in Francia, dove le elezioni regionali hanno segnalato una crisi di consensi per Sarkozy e un’affermazione importante della coalizione unitaria di sinistra. L’Italia ha bisogno di un segnale simile. Anche se a differenza della Francia in Italia non c’è ancora uno schieramento alternativo in campo. Segnali positivi ci sono stati. Dopo la diaspora seguita alla crisi del 2° Governo Prodi. Dopo la disgraziata “vocazione maggioritaria” e la connessa “separazione consensuale” per la prima volta, dopo il 2008, nelle Regioni sono in campo quasi ovunque schieramenti di centro sinistra.
Qualche sabato fa c’è stata una manifestazione di tutto il centro sinistra a Roma contro lo strappo alle regole elettorali fatto dal Governo che ha approvato un decreto legge inaudito, per di più del tutto inutile. Tutti segnali positivi, ma purtroppo non è ancora uno schieramento politico in grado di presentarsi come una credibile alternativa di Governo alla destra. Qui ed ora. Eppure la crisi italiana richiede un’alternativa politica credibile in campo e l’insieme (almeno) delle forze politiche che compose il centro sinistra ha il dovere di rispondere a questa attesa offrendo una speranza a chi ne ha bisogno. La destra è attraversata da forti contraddizioni e contrasti ma per farne esplodere le contraddizioni occorre che sia in campo un’alternativa, che venga incalzata. A dirla tutta è urgente un’iniziativa forte e unitaria del centro sinistra, che lo metta in grado di candidarsi a governare, aiutando perfino la destra a cambiare liberandosi del giogo padronale di Berlusconi e da quel misto di populismo e dilagare degli interessi personali che la caratterizza oggi.
Ci sono forze interessanti a destra che premono in questa direzione, ma da sole non sembrano in grado di farcela. Per questo il risultato delle elezioni regionali può essere il primo passo verso una nuova fase politica di cui il nostro paese ha urgente bisogno. Un buon risultato elettorale deve essere l’occasione per acquisire un altro passo e un’altra capacità di stare in campo da parte di quella che oggi è l’opposizione.
Alfiero Grandi
Uno Notizie Italia - Roma
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I detentori di grandi patrimoni come gli Agnelli e i De Benedetti non pagano neppure il 12,5: a loro basta semplicemente trasferire la propria residenza in Svizzera. Ma un pensionato o un lavoratore questo non lo possono fare. Questi ultimi con i loro risparmi pagano queste tasse fino all´ultimo centesimo. Altro che far piangere i ricchi. In questo modo le disuguaglianze aumentano. In realtà i sindacalisti vogliono aumentare quest´imposizione fiscale sulle famiglie perchè in questo modo i loro fondi pensione a fiscalità agevolata ne beneficerebbero. E oltre a questo chi crede che quei soldi poi alla fine torneranno in sgravi fiscali Forse potrebbe crederci chi ha votato Prodi quando prometteva di usare il cuneo fiscale a favore dei salari, fra gli applausi dei vari Epifani. Quel cuneo fiscale che poi è servito ad abbassare le tasse a Montezemolo, De Benedetti e compagni di merende, nel compiaciuto silenzio sempre dei nostri bravi e disinteressati sindacalisti. | ||
commento inviato il 29/03/2010 alle 8:02 da stxluv | ||