Imprese dell'Emilia Romagna resteranno ferme per il terremoto, la Confindustria lancia l'allarme, ultime notizie Bologna -  Dopo lo scampato pericolo per la scossa sismica di ieri che si è sviluppata in Romagna, al largo di Ravenna, si iniziano a stimare le conseguenze del sisma che ha colpito l'Emilia. Gli effetti sull'industria e sul turismo rischiano di essere pesante e l’allarme viene lanciato dal neo presidente di Confindustria Giorgio Squinzi che avverte: "Si teme, e credo sia abbastanza vicino alla realtà, che ci sia uno stop produttivo di almeno 4-6 mesi" e aggiunge: "Nell'area si produce un po' di più dell'1% del nostro Pil, rischiamo qualche frazione di punto di Pil soltanto a causa del terremoto".

Il sisma ha "colpito una parte importante della produzione manifatturiera che deve ripartire al più presto anche per evitare qualche tentazione di delocalizzazione anche delle imprese straniere che operano in quell'area". Il "bilancio ancora provvisorio" conta "almeno 500 aziende con gravi lesioni, oltre 10 mila posti di lavoro a rischio, la minaccia che si perdano filiere importanti". Squinzi lo ha aggiunto, presentando il rapporto sugli scenari industriali del Csc, sottolineando la "voglia di ripartire al più presto" degli imprenditori "e la grande solidarietà che c'é intorno a loro".

Anche Coldiretti fa i conti: ''Circa 700-800 milioni di danni per il settore, 400 solo per le strutture, fienili, stalle e magazzini'', spiega il presidente Sergio Marini. Sono 7.000 le aziende agricole colpite dal terremoto, 2.000 in modo grave, mentre ''sono 8.000 nell'intera filiera agroalimentare i posti di lavoro a rischio''.

Potrebbero risentirne molto anche i flussi turistici per la prossima estate, con una portata ben più ampia rispetto alle prime ipotesi. A lanciare l'allarme e' il presidente di Federviaggio Luca Patané. "Non ci sono solo cancellazioni in Emilia, Veneto e Friuli - dice - ma un blocco dei flussi che avrebbero dovuto concretizzarsi in queste settimane". Patané spiega che le prenotazioni "sono ferme".

Soffrono, in particolare, il mercato tedesco e tutti i mercati intercontinentali. Dalla Germania nel 2011 si è registrato il 21% degli arrivi sul totale degli stranieri, con il 20% della spesa e il 25% dei pernottamenti. Il timore, spiega il presidente di Federviaggio, é che i tour operator locali possano dirottare questi flussi turistici in Spagna, Turchia e Grecia. Anche i turisti americani e giapponesi - afferma Federviaggio - non prenotano anche se i loro tour non toccano le aree terremotate.

"Il rallentamento da parte di questi mercati - osserva Patané - è però più comprensibile data la loro lontananza geografica con l'Italia". Patané infine giudica ottime le iniziative intraprese dal ministro del Turismo Piero Gnudi, dall'Enti, l'Agenzia nazionale del turismo e dalla Presidenza del Consiglio dei ministri ma, avverte "il lavoro sarà ogni giorno più impegnativo".
 

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