Chiudono imprese ogni giorno in Italia a causa della crisi, ultime notizie Roma - La spirale recessiva non fa che allargare le sue fauci: ogni giorno la gente consuma di meno per spendere meno, e in tal modo la domanda di beni e servizi si abbassa continuamente, determinando la chiusura di sempre più aziende.

Accanto a ciò il denaro guadagnato in una vita non vale niente, i tagli si susseguono, soprattutto nei confronti di quelle categorie che riescono ancora a pagare. Intanto i privilegi della politica rimangono tali; un terzo dei giovani italiani è disoccupato; gli ospedali tagliano servizi agli anziani e tutto sembra proseguire come se niente fosse.  

Mentre la politica continua a farsi domande su come riprendersi una credibilità morale persa da tempo e su come metabolizzare il fenomeno del M5S,i tecnici continuano a non trovare soluzioni su come uscire dalla crisi! Gli speculatori si è capito, ci hanno preso di mira, sentendo puzza di carne morta. Lo spread continua a salire, oggi è giunto nuovamente a quota 470, segno evidente, come dico da tempo, che non era tutta colpa dei festini a luci rosse organizzati dal Cavaliere, anche se, la sua uscita di scena era inevitabile, soprattutto per il suo completo fallimento politico.

Il Paese si rotola nella sua lenta agonia. E' come un malato a cui viene somministrata di tanto in tanto una flebo, pur sapendo che il farmaco iniettato non produce più l'effetto sperato. I tecnici dovevano decidere ed in fretta, ponendo le basi per una svolta epocale. Lo hanno fatto solo in parte, contraendo ulteriormente un'economia già in stasi da tempo. I tagli promessi sono stati solo di facciata, i privilegi della politica sono rimasti più o meno invariati, così come si sono tenuti in vita tanti enti inutili, per non parlare degli oltre 10 miliardi spesi per armamenti, decisi dal precedente governo, ma di certo non annullati da quello attuale!

La popolazione attende inerme il suo destino, non avendo la capacità, la forza ma neanche l'abitudine di riprendersi il controllo del proprio destino. Ci troviamo in una fase di non ritorno. Sembra quasi che ci sia, il desiderio di sprofondare definitivamente, di fallire per chiedere formalmente, un sostanzioso aiuto corroborante all'Europa o un'uscita definitiva da questo sistema, nel quale pare, non riusciamo più a starci.

Il Governo continuerà nel varo di misure tampone, in altri inasprimenti fiscali -probabile il prossimo aumento dell'IVA al 23% - ma inizierà a rendersi conto che la tanto promessa "Fase 2", quella dello sviluppo, al momento è uno spot ben riuscito e sarà difficile da applicare in un Paese in cui, ogni giorno chiudono 42 imprese e dove per troppo tempo ahimè, sono stati i danari sporchi delle mafie e tutto l'indotto da esse generato, a muovere il motore produttivo del Paese, determinando nel tempo, il radicamento di un sistema economico molto peculiare.

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