Ultime notizie calcio, Iran - Il 28 gennaio 2010 è in programma la venticinquesima giornata della Iran Pro League, il campionato di calcio persiano. Si affrontano, allo stadio Hafezieh, il club locale, il Moghavemat Sepasi, e lo Steel Azin di Teheran. L’incontro termina 2-1 per gli ospiti.
Match combattuto e perennemente sul filo del rasoio, come suggerisce il punteggio finale. La vera storia, come al solito, resta sempre “sul limitar dell’uscio”, fuori dalle comprensibili e archiviabili statistiche: Amin Motevaselzadeh, professione attaccante, è una delle (poche) stelle della compagine di Shiraz, tra i pochi iraniani che, nel pieno della maturità, tentò, con non troppa fortuna ma con un buono score personale, una speranzosa quanto velleitaria gita fuori porta nell’Europa pallonara, militando per un anno nell’ Admira Wacker, in Austria (18 presenze, 7 goal, stagione 2006/2007).
Oggi Amin il Persiano si accontenta di gonfiare reti a casa sua: una decina di volte lo scorso anno, quest’anno già 5. La sesta rete avrebbe potuto segnarla proprio nello scontro con i più quotati avversari di Teheran.
Ma ha rinunciato. Sul punteggio di 1-0, e dopo un rigore sbagliato, Motevaselzadeh ha l’occasione giusta: un compagno di squadra si invola verso la porta avversaria, ma viene intercettato da una violenta uscita del portiere dello Steel Azin, che nello scontro di gioco (regolare) rimane infortunato. La porta resta irrimediabilmente sguarnita. Amin è il primo ad avventarsi sul pallone, scarta un avversario, ne scarta un altro. Starebbe per calciare, se non fosse che tra i riflessi sgargianti del sole di Shiraz gli appare la figura nerovestita del disgraziato estremo difensore, sdraiato a terra, inerme.
L’attaccante fa la cosa giusta. Scalcia d’esterno destro la sfera di cuoio indirizzandola verso il campo per destinazione, al di là della linea del fallo laterale, anzichè mettere al sicuro il risultato per la sua squadra - a rigor di norma, ne avrebbe avuto tutto il diritto: le ultime disposizioni in materia di regolamento diramate dalla FIFA ed accolte dalle varie federazioni calcistiche mondiali impongono infatti l’arresto del gioco a discrezione dell’arbitro, solo nel caso di infortuni visibilmente seri o di colpi alla testa . Non tutte le favole purtroppo hanno il lieto fine.
Amin e il suo Moghavemat perdono nei minuti successivi la partita, facendosi rimontare da 1-0 a 1-2. Ma forse, in fondo, Amin il Persiano, con il suo cognome plurisillabo dalla (per noi) difficile pronuncia, un mezzo sorriso se l’è riservato: nonostante tutto, è un po’ retorico ma va detto, lui la sua partita l’ha vinta. Grandeur d’âme.
Andrea Salvi
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