Ambiente e salute, ultime news - UnoNotizie.it - La minaccia dal «cancro» causato dal batterio Psa (Pseudomonas syringae pv. actinidiae) che fino ad un paio di anni fa sembrava un problema essenzialmente del Lazio o poco più, oggi riguarda tutte le principali regioni italiane (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Lazio, Campania, Calabria) dove viene coltivata l’Actinidia per produrre i frutti di kiwi che il mondo ci invidia. In Italia, gli ettari di queste formidabili piante colpiti dalla malattia sono diverse migliaia ed i danni stimati superano i 60 milioni di euro. Nel frattempo la batteriosi, dopo essere stata segnalata dagli anni ’80 in Asia (Cina, Giappone, Corea del Nord), oggi sta procurando ingenti danni anche in Portogallo, Spagna, Francia, Svizzera, Turchia, Australia, Nuova Zelanda (nostra principale competitor) e Cile; siamo di fronte ad una vera e propria pandemia dai danni incalcolabili in termini economici, occupazionali, ambientali. Su questo problema i ricercatori di Fitobatteriologia del DAFNE dell'Università della Tuscia da anni si stanno adoperando ed i loro sforzi stanno producendo risultati di tutto rilevo: «Negli ultimi anni, tra le differenti linee di ricerca sviluppate, ci siamo concentrati su strategie di difesa biologiche. Abbiamo studiato a fondo un altro batterio (un ceppo di Bacillus amyloliquefaciens) in grado di competere naturalmente e quindi in grado di proteggere soprattutto le fasi della fioritura delle piante di actinidia dagli attacchi del batterio agente del cancro del kiwi» annuncia Giorgio M. Balestra, ricercatore e coordinatore del gruppo di ricerca dell’Ateneo viterbese che da molti anni si occupa delle batteriosi del kiwi.

NUOVO AGROFARMACO BIOLOGICO - La ricerca italiana, ancora una volta sembra dare risposte concrete e, soprattutto ecocompatibili, rispetto alla moltitudine di “prodotti miracolosi”, non ben definiti e non registrati come agrofarmaci, che continuamente vengono proposti ai produttori di kiwi di tutto il mondo che hanno a che fare con questa malattia. La sperimentazione durata oltre due anni si è sviluppato prima in laboratorio e quindi in pieno campo e tra non molto sarà pubblicata a livello internazionale. «Prima abbiamo studiato a fondo l’antagonista naturale in laboratorio - aggiunge Balestra – il quale è risultato in grado di inibire efficacemente il batterio killer Psa; inoltre lo stesso antagonista non è resistente agli antibiotici e può essere miscelato con i sali di rame. Quindi abbiamo testato il preparato microbiologico (denominato Amylo X) in pieno campo e, partendo dalla fioritura, abbiamo avuto delle ottime risposte in termini di riduzione delle malattia. Siamo particolarmente soddisfatti dei risultati e perché si tratta del primo agrofarmaco registrato in Europa nei confronti questo temibile batterio; ci sembra questo un concreto passo in avanti per aiutare un settore come quello del kiwi particolarmente in crisi per questa fitopatia e che vede l’Italia quale Leader mondiale nella produzione e nell’esportazione dei frutti di kiwi».

SPERIMENTAZIONE NEL LAZIO - Lo studio portato avanti dai ricercatori si è svolto nel Lazio, regione pesantemente colpita dalla batteriosi: è proprio qui che, nel 2008, il gruppo di ricerca dell'Università della Tuscia ha isolato il batterio sul kiwi a polpa gialla. In poco tempo il microrganismo si è quindi diffuso anche sulle varietà di kiwi a polpa verde per poi essere segnalato in molti altri stati europei e non. Dal 2010 Psa sta producendo ingenti danni anche in Nuova Zelanda (nostro principale competitor a livello mondiale) dove nel 2011 è stato autorizzato anche l’impiego di antibiotici (vietati in agricoltura in tutta l’Unione Europea), ma senza dare alcun risultato concreto. «Lavoriamo per aiutare l’intera filiera mediante strategie sostenibili sotto ogni punto di vista e crediamo che, continuando a divulgare i nostri risultati, in stretta collaborazione con le istituzioni, le associazioni ed i produttori di kiwi, si possa radicare il messaggio che - conclude  Balestra - con le opportune pratiche agronomico-colturali preventive, unitamente a determinati trattamenti fitosanitari, sia possibile convivere nel breve periodo con questa batteriosi e, successivamente, fare in modo che la stessa non rappresenti più una problematica fitopatologica economicamente rilevante».

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