VICENDE ENI - AGI, AGENZIA GIORNALISTICA ITALIA: a casa molti redattori AGI. Ultime notizie Roma - Tra pochi giorni, il 4 aprile, saranno noti i componenti del CdA  dell’Eni, il maggior gruppo industriale partecipato dallo Stato, il  Ministero del Tesoro e’ infatti l’azionista di maggioranza: si sapra’ se  l’attuale ad Paolo Scaroni e la sua ‘squadra’, proseguiranno nel terzo  mandato o se ci saranno, come pare probabile, cambiamenti e/o  aggiustamenti. In particolare all’Agi, l’Agenzia di stampa dell’Eni. 

Proprio per l’Agi, il 15 marzo, è stato il giorno di una ricorrenza ‘drammatica’: la 
scomparsa, passata sotto ‘silenzio’, per la gravita’ dell’atto consumato  nella sede di lavoro, con l’alibi della privacy, di un’apprezzata e ben  nota collega nel mondo dell’informazione, Giovanna Baino. Nel mentre  prosegue, per niente limpidamente, il piano di prepensionamenti (2010-2011) per 19 redattori, secondo la legge 416 per ‘stato di crisi’:  gli ultimi due, se non tre, bilanci dell’Agi si sono chiusi, infatti, in  ‘rosso’ (per un totale non inferiore ai 15 milioni di euro) ripianati  dal potente ‘cane a sei zampe’ che ha evitato l’istanza del fallimento  per erosione del capitale sociale dell’agenzia di stampa guidata da  Daniela Viglione.

Parallelamente all’attuazione del piano di 
prepensionamenti (sono gia’ usciti 16 dei 19 redattori, gli ultimi tre entro novembre prossimo) si e’ provveduto ad un nutrito ‘pacchetto’ di  nomine (un vice-direttore, un capo-redattore centrale, un paio di  capo-servizi) fuori dalle norme contrattuali e dall’accordo sottoscritto  da Fieg, Fnsi, Agi, Asr e Cdr sulla futura pianta organica.

Nonche’ 
all’assunzione ed impiego di collaboratori a vario titolo per rimpolpare  la redazione: in realta’ per ridisegnare futuri ruoli e competenze.

Un’operazione in se’ legittima, ma certamente molto poco rispettosa delle 
norme vigenti e verso coloro i quali a 58 anni di eta’ e 18 anni di  contributi si sono ritrovati fuori, con l’aggravante oltre che senza  stipendio anche senza pensione, non essendo stati emanati dal Ministero  del Lavoro i decreti attuativi della legge.

Non solo senza pensione, 
dunque, ma anche senza l’assistenza sanitaria Casagit per avere la quale  hanno dovuto provvedere di tasca propria. E questo stato d’incertezza e  di ‘caos’, non risparmia gli ultimi redattori ‘rottamati’. Pero’ lo  spazio economico per nomine, promozioni ed assunzioni, di fatto, ci  sono, eccome: e ci sono anche per nuovi sistemi tecnologici.

Intoccabili 
tanti dirigenti, amici degli amici di politici e manager Eni, dei quali  non si conosce il livello e il grado di produttivita’.

C’e’ allora da 
chiedersi se e quanto fosse reale lo ‘stato di crisi’, in base al quale  si e’ stati ammessi ai benefici della 416, dal momento che 5,5 milioni  di euro sono stati spesi tra ristrutturazione della nuova sede e sistemi  tecnologici piu’ ovviamente i costi di nomine, promozioni ed assunzioni,  e quelli per la fascia dei dirigenti.

Non solo: si e’ riusciti a 
riciclare in una parallela attivita’ editoriale del gruppo (la rivista  Oil) addirittura l’ex-direttore dimesso il 24 novembre 2010 nonostante  avesse ampiamente maturato tutti i requisiti per la pensione! E alla  barba dei sacrifici richiesti non solo ai giornalisti ma anche ai  poligrafici si aprono sedi all’estero: Kenya e Congo, a Mosca e Huston,  dove e’ stata trasferita da anni una redattrice in carico alla sede di  Roma!

Non e’ un elegante e signorile il modo di gestire le persone: sia 
per chi esce sia per chi e’ assunto con parametri non contrattuali. 

Messi abilmente gli uni contro gli altri, vien fuori da una parte una 
‘mattanza’ di professionalita’ da cui si salva chi ha, come si dice, ha  qualche ‘santo’ in alto e dall’altro ‘uno sfruttamento’ ignobile. E  nessun ‘pensiero’ va a chi gia’ fuori e’ senza pensione e senza  assistenza, come per chi essendo nella lista di proscrizione deve  ‘difendersi’ con le unghie ed i denti la propria professionalita’ e  qualifica maturate nel corso degli anni… Il sindacato? La Fnsi? E chi li  ha visti e sentiti?

Diversamente da altre testate, vedi la Rai, dove la 
presenza e la voce della Fnsi e dell’Usigrai si vede e si sente  quotidianamente, l’Agi e’ ‘zona franca’. Eppure anche la Rai e’ azienda  partecipata dal Tesoro pero’, a differenza dell’Eni, non fa utili ed e’  terra di conquista per partiti e correnti di partito, a differenza del  ‘cane a sei zampe’. 

Ora pero’ ‘morde’  l’attesa per conoscere il nuovo 
CdA dell’Eni che a cascata comportera’ cambiamenti nelle diverse  societa’ del gruppo, compresa l’Agenzia Italia. E una certa influenza  sulle nomine per il CdA dell’Eni puo’ averla l’inchiesta dei Pm Henry  John Woodcock e Francesco Curcio sul ruolo di Luigi Bisignani, gia’  ribattezzata P4 e che a ben guardare non manca di avere punti di  contatto con l’originaria P2 e il filone romano della P3. Sono nomi che  ritornano. Dall’indagine finora è trapelato pochissimo, ufficialmente La  Monica è ancora l’unico indagato.

Ma si può pesare la ‘caratura’ della 
storia mettendo in fila i nomi dei testimoni già sentiti: l’ad dell’Eni  Paolo Scaroni, i ministri Mara Carfagna e Stefania Prestigiacomo, il  finanziere Francesco Micheli, il direttore dei servizi segreti militari  Adriano Santini, l’editore dell’Avanti Valter Lavitola e il direttore  delle relazioni esterne di Finmeccanica Lorenzo Borgogni. E se – stando  ai rumors - Gianni Letta pare voglia tutelare in ogni modo Scaroni  riconfermandolo alla guida dell’Eni, non si esclude l’arrivo di Mauro  Masi, ormai in fuga dalla direzione generale della Rai.

Da non 
sottovalutare poi il Ministro del Tesoro, Tremonti che molto poco  apprezza il management dell’Agi: tra i suoi candidati Alessandro  Profumo, defenestrato da Unicredit pochi mesi fa e pronto per la  presidenza dell’Eni dove costituirebbe un perfetto competitor  di Scaroni.

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